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Inizialmente dobbiamo parlare di Lucania, ovvero di un territorio che corrispondeva approssimativamente all’attuale Basilicata ed era abitato in origine dagli Enotri ai quali seguirono i Greci che, nell’VIII secolo, occuparono le zone costiere fino a quando, nel V secolo, furono sostituiti dai Lucani.
Questi ultimi si espansero su tutta la regione fino a conquistare altre colonie greche e provocare scontri con la Lega italiota di Sibari e di Crotone fra il 390 e il 389 a.C. Sconfitti questi nemici, i Lucani presero a combattere contro Taranto per molto tempo e, in seguito, si allearono con i romani per poi combattere anche questi ultimi durante la guerra di Pirro e quella di Annibale.
La Lucania cominciò a decadere dopo le stragi avvenute durante la guerra sociale ad opera di Silla e per il ritorno dell’epidemia di malaria. Nonostante ciò, i Lucani costituirono la III regione augustea che comprendeva anche il Bruzio (parte del territorio della Calabria).
Essi erano ben organizzati in comunità indipendenti che, nei momenti di pericolo, si riunivano sotto un unico comando al quale facevano capo i centri principali rappresentati dalle città greche conquistate, da Grumentum (presso Grumento Nova) e da Potentia (Potenza).
Anche se furono continuamente in conflitto con le colonie greche, la loro cultura rimase fortemente influenzata dall’affascinante civiltà ellenica.
Nel medioevo il nome di Lucania cadde in disuso per tornare successivamente nel periodo fra il 1932 e il 1945.
Durante l’alto medioevo nella regione si avvicendarono i Bizantini, i Goti e i Longobardi che portarono lotte e divisioni del territorio fino all’847 quando fu compreso nel principato di Salerno per essere successivamente conquistato dai Normanni.
Questi ultimi scelsero come capitale Melfi e riuscirono a restituire una certa unità ed autonomia alla regione (1130) che comprendeva i bacini dei fiumi che sfociano nello Ionio e, poco più tardi (intorno al 1175), prenderà il nome di Basilicata probabilmente dalla parola Basilikòs che indicava i funzionari bizantini.
Conquistata dagli Svevi, a partire dalla seconda metà del XIII secolo, fu protagonista di una lunga e forte resistenza nei confronti degli angioini, il cui oppositore più noto fu Ruggero di Lauria.
La monarchia e i feudatari si scontrarono ripetutamente su queste terre che, dopo l’XI secolo, vissero anche un forte clima di ribellione nei confronti degli spagnoli dominatori, ma si arriverà fino alla fine del XVIII secolo per assistere alle rivendicazioni popolari nei confronti delle ingiustizie e prepotenze dei feudatari e delle esose tassazioni che stremavano i cittadini.
Altre rivolte, di natura prevalentemente economica più che politica, si ebbero negli anni successivi(1820-21, 1848), e la Basilicata fu anche centro di numerose società segrete a partire dal periodo napoleonico.
La regione entrò a far parte del regno d’Italia grazie a Garibaldi che la liberò nel 1860 dallo strapotere dei Borboni i quali tuttavia, a seguito della sconfitta, diventarono sostenitori occulti del fenomeno del brigantaggio che dilagò nella regione approfittando delle difficoltà sociali ed economiche che la tormentavano.
In quell’epoca venne messa in atto una lunga e durissima repressione, mai accompagnata da provvedimenti che potessero in qualche modo risolvere, almeno in parte, i problemi dai quali era nata e l’industrializzazione del Nord portò, in questa terra del Sud più che in altre, un elemento di concorrenza sfavorevole che finì per schiacciare ancor di più l’economia.
La legge speciale del 1904 cercò di prendere in considerazione una realtà ormai talmente avanzata da aver causato l’emigrazione di gran parte della popolazione che da troppo tempo si trovava in coda al paese per il reddito pro-capite, per l’istruzione pubblica e, in generale, per l’economia.
La guerra non migliorò certo le cose e l’esercito alleato entrò nel 1943 in Basilicata senza incontrare la minima opposizione.
La regione soffrì ancora molto nel dopo-guerra e solo nel 1950-60 si cominciò ad intravvedere qualche segnale di ripresa.
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